Riflessioni sulla proposta di legge per l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole

 

La proposta di legge per l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole approvato alla Camera pochi giorni fa e ora in attesa  di approvazione in Senato viene presentato con grande enfasi dalla politica e dai media.

Io penso che, ancora una volta, si tratti esclusivamente di parole che solo per magia o fortuna potranno effettivamente modificare qualcosa nella realtà educativa che ogni giorno la scuola propone ai nostri ragazzi.

Prima di spiegarvi il perché ci tengo intanto a smontare una fake news, sul fatto che l’educazione civica nella scuola fosse stata abolita qualche anno fa.

In realtà c’è sempre stata e un articolo del sussidario.net lo spiega in maniera perfetta.

Seguo dall’inizio l’iter di questa proposta perché tra gli insegnamenti è previsto anche:

L’educazione alla cittadinanza digitale, anche per valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti e per essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare riferimento ai comportamenti riconducibili a bullismo e cyber bullismo

Per chi mi segue, sa che più volte mi sono scagliato contro l’impostazione che le politiche scolastiche degli ultimi anni hanno dato alla quotidianità in classe: confondendo competenza digitale con educazione digitale e dando priorità agli strumenti invece che a metodologie educative.

Questo è accaduto molto spesso nella convinzione, fortemente errata, che le generazioni di studenti attuali siano dei nativi digitali.

Quindi evviva! Ci siamo!

Finalmente anche in Italia si riscopre il senso non solo didattico ma educativo del tempo che i nostri ragazzi trascorrono nella scuola e si riconosce l’urgenza di affrontare insieme a loro le nuove sfide introducendo l‘educazione civica digitale per parlare di dati personali o della propria impronta digitale nel web ad esempio.

In una parola, si dichiara in modo definitivo l’importanza della crescita di bambini e ragazzi come cittadini dello Stato e  cittadini digitali senza alcuna ambiguità e con il preciso riconoscimento dell’importanza di conoscere diritti e doveri di entrambi.

Non solo, la proposta prevede anche l’istituzione della:

“Consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell’adolescente digitale, che opera in coordinamento con il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo (L. 71/2017, art. 3). Nella Consulta è assicurata la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore e un componente è espresso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”

C’è solo un piccolo dettaglio racchiuso in una frase, che io trovo funesta, ormai troppo spesso presente nei testi legislativi delle politiche educative e sociali del nostro Paese:

tutto questo senza oneri per lo Stato”

Quindi:

zero fondi per la formazione dei docenti;

zero fondi per le attività;

zero fondi per esperti realmente formati sull’argomento;

Mi chiedo allora in che modo queste ore di educazione civica digitale possano essere davvero efficaci?

Su quali basi metodologiche dovrebbe basarsi un docente se all’Università, nei corsi di lettere o storia (materie deputate all’insegnamento dell’educazione civica digitale), non esiste alcuna cattedra su questi temi?

Ancora una volta i docenti restano eroi del quotidiano e sulla loro volontà si permea il valore di un insegnamento.

Ecco perché pur nella flebile speranza su fondi specifici dedicati prima del si definitivo delle Camere penso che questa educazione civica digitale obbligatoria nelle scuole resterà ancora una volta un disegno incompiuto.

Un provvedimento che nonostante l’urgenza che si registra ogni giorno nella vita dei nostri ragazzi non sarà capace di trasmettere valori educativi sulla vita digitale ma solo:

Delle nuove schede didattiche da riempire su qualche testo che nascerà ad hoc senza affrontare il cuore dei problemi.

Voi cosa ne pensate? In particolare mi rivolgo ai docenti, scrivetemi nei commenti, parliamone e proviamo a farci sentire.