vietare non è una risposta

INTRO: alcune dichiarazioni degli ultimi giorni ripropongono l’idea di vietare lo smartphone, inasprire controlli e sanzioni. Ecco perché penso che vietare non serva, e che per il digitale c’è bisogno di educare.

Dopo la drammatica storia, ultima in ordine di tempo, accaduta a Palermo, sulla quale ho riflettuto nello scorso podcast, la senatrice Zampa (e non solo lei) ha riproposto l’idea di vietare lo smartphone.

Penso che che i nostri bambini e ragazzi non hanno bisogno di divieti ma di un’educazione al digitale che non può essere solo demandata a genitori e docenti ma deve partire dalle Istituzioni.

Ne parlo nel mio ultimo podcast, di cui trovate anche la trascrizione.

Perché vietare non è una risposta: il podcast

Potete ascoltare il podcast qui o sulle principali piattaforme di podcasting.

Di seguito trovate la trascrizione della puntata.

La trascrizione del podcast

Ciao a tutti. Sono Daniele Catozzella, bentornati ad un nuovo podcast di educaredigitale.it

La scorsa settimana insieme alla psicoterapeuta Valentina Colucci abbiamo cercato di analizzare quanto successo a Palermo con la morte drammatica della bambina che, sembra, imitasse una challenge del popolare social Tik Tok.

E nel riflettere insieme, avevamo condiviso le difficoltà nel trovare le tante risposte di cui c’è bisogno, anche come specialisti, rispetto al tema del digitale e dell’educare i bambini al digitale. Ora, come spesso succede nel nostro Paese, in tantissimi hanno iniziato a parlare esclusivamente di divieti, controlli, sanzioni e quant’altro nei confronti del mondo del digitale; in particolare una delle proposte che più mi ha lasciato sgomento e quella della Sottosegretaria al Ministero della Salute, la senatrice Zampa.

La senatrice ha proposto di vietare lo smartphone fino ad una certa età ai bambini, di aumentare le sanzioni e i controlli, di fare in modo, queste le sue parole, che i ragazzi conoscono a memoria il codice penale in modo tale da sapere alla perfezione come e che cosa rischiano se infrangono la legge in rete.

Bene, queste risposte di divieto in realtà non servono assolutamente a nulla, e in questo podcast vi voglio raccontare alcuni dei motivi per cui non ha alcun senso pensare di vietare ma anzi bisognerebbe investire nell’educazione. Iniziamo subito, allora, sigla!

Vietare lo smartphone?

La prima cosa che mi viene in mente quando sento dire che bisogna vietare lo smartphone ai bambini e che in realtà lo smartphone non è più l’unico dispositivo che può offrire delle esperienze significative ai ragazzi in rete. Questo succede anche, per esempio con le console di gioco: nei tanti articoli che ho dedicato al mondo dei videogiochi cerco di spiegare proprio questo, in particolare ai genitori.

I videogiochi sono oggi ambienti in cui possono accadere casi di cyberbullismo o dove possono emergere tutta una serie di problemi legati agli acquisti che si fanno all’interno del videogioco .

Insomma, lo smartphone non è più l’unico strumento per la navigazione e le esperienze in  rete, per la comunicazione o per la socializzazione con gli altri.

Allora che facciamo? Vietiamo qualunque tipo di dispositivo capace di connettersi alla rete fino ai 13-14 anni come viene proposto non soltanto dalla sottosegretaria Zampa ma anche da altri politici italiani? Facciamo in modo che i ragazzi siano fuori da questo mondo?

Abbiamo, in realtà, la necessità di fare in modo che i bambini e i ragazzi vengano accompagnati alla scoperta di questo mondo connesso e non soltanto dalla scuola o dai genitori ma da un sistema istituzionale che deve essere educativo e capace di coinvolgere in modo chiaro anche le aziende.

Vietare l’ambiente digitale?

Il secondo elemento che secondo me andrebbe tenuto ben presente quando si propone di vietare è che tutti noi, non soltanto i bambini e ragazzi, viviamo la nostra quotidianità in un ambiente mediale, utilizziamo il digitale e i suoi strumenti.

Utilizziamo i dispositivi e il mondo connesso per tantissime delle attività che svolgiamo non dimentichiamo che anche la scuola, che fino a un anno fa proponeva in alcuni Istituti di vietare l’accesso dello smartphone, in questo periodo pandemico va avanti solo grazie a questi dispositivi di connessione.

Quindi pensare all’interno di questo ambiente mediale di dire ai bambini – Guarda, questa cosa io la posso fare perché sono più grande, tu invece non puoi! Devi diventare più grande!- 

Trovo che sia un modo assolutamente inefficace di intervenire ed un modo eccessivamente leggero di affrontare questo tipo di tematica.

Vietare: le responsabilità di tutti

Il terzo motivo, che trovo fondamentale rispetto a questo tema del vietare, è che non è vero che sia tutta colpa dei genitori, come ho descritto anche in uno dei miei recenti articoli, ma tutti quanti dovrebbero fare la loro parte non soltanto i genitori, i docenti ma anche e soprattutto le istituzioni.

Quando la Sottosegretaria parla di aumentare le leggi, aumentare le sanzioni aumentare e i controlli dovrebbe sapere che una legge come quella importantissima del cyberbullismo di ormai 2 anni fa ancora non è una piena attuazione sul territorio.

Dovrebbe sapere che il Garante per la Privacy, che d’improvviso ha subito cercato di chiudere Tik Tok per i più piccoli perché non c’è il controllo dell’età, in realtà solo oggi (29 gennaio) ha avviato un procedimento di verifica per Facebook e Instagram.

C’è tutto un mondo delle Istituzioni che non si sta occupando di educare i ragazzi, non si sta occupando di dare strumenti ai docenti o ai genitori e che, però, pretende di accomodarsi sulla risposta più semplice, vietare, così poi non mi interessa quello che succede.

Come educare al digitale?

Devo ammettere che il titolo che avevo pensato per questa puntata del podcast voleva essere l’insostenibile leggerezza del vietare, perché trovo insostenibile sentire questa parola così semplice. Tutto questo non ha senso, bisogna ripensare il sistema educativo, evitare, ad esempio, di fare in modo che quando si propone per la scuola l’educazione alla cittadinanza digitale non si affidi ai docenti questo compito anche perché i docenti non hanno, dal mio punto di vista, questo tipo di competenza.

Bisognerebbe iniziare a pensare delle figure specifiche all’interno dello scuole che si occupano di questi temi e bisogna anche iniziare a pensare ad un modo per formare i genitori su questi su questi argomenti. 

Quindi, cara Sottosegretaria Zampa, la invito a ripensare, ad aprire un tavolo, non per semplicemente stabilire dei limiti e delle sanzioni, ma per riflettere su come effettivamente possiamo intervenire utilizzando le figure, le competenze, che abbiamo.

Io con questo vi saluto, devo ammettere che ho provato a sintetizzare un pensiero che è un po’ quello che da diversi anni propongo attraverso il blog e anche una serie di idee di strumenti come il Generatore di regole per lo smartphone, che sono nati proprio per aiutare i genitori a sviluppare un contratto educativo all’interno della famiglia.

Non è facile, purtroppo, continuare a dover sopportare queste facilità, queste superficialità rispetto all’educazione digitale e non è facile neanche, credo per nessuno, sopportare che come sempre quando succede un fattaccio se ne parla per 2-3 settimane per poi tornare ognuno nel proprio ambiente, nel proprio stile di vita.

Speriamo che questa volta le cose possono iniziare realmente a cambiare. Io vi saluto e vi ringrazio, scrivetemi a info@educaredigitale.it A presto, saluti, sigla!

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