• Idee
  • 02/11/2019
  • Daniele Catozzella

INTRO: I nuovi giochi online sono cambiati profondamente rispetto all’idea che noi genitori abbiamo di un videogioco. Bambini e ragazzi oggi sono spinti non solo a continuare a giocare ma anche a continuare a spendere. I giochi free to play si basano su un nuovo modello: scopriamo come sono progettati e perché è importante parlarne con i nostri figli.

I giochi free to play sono ormai molto diffusi ma dietro l’idea di giocare gratis si nascondono meccanismi più complessi che spingono all’acquisto.

Per noi genitori il tempo che i nostri ragazzi passano a giocare nel digitale genera emozioni diverse: rabbia, frustrazione, incredulità.
Non riusciamo a spiegarci come videogiochi e app, in molte giornate, siano per i nostri figli l’unica attività a cui hanno voglia di dedicarsi.
Spesso poi questi giochi sono per noi avventure misteriose in cui al semplice giocare una partita si affiancano nuove modalità di vivere il gioco: dalle chat multiplayer alle continue sollecitazioni per acquistare oggetti virtuali di vaga utilità.
La gran parte di noi ha avuto modo di avere accesso a qualche videogioco quando era un po’ più che adolescente. Chi non ricorda Pac-Man, Tetris o Snake il primo, semplice, gioco presente sui cellulari?
Oggi voglio soffermarmi sugli aspetti dei nuovi giochi gratuiti meno conosciuti da noi genitori per essere informati e avere gli strumenti per parlare con i nostri figli e renderli giocatori consapevoli.


1. Giochi free to play cosa sono

Sempre più spesso i videogiochi si propongono come giochi free:

Non è necessario acquistare per poter iniziare a giocare e solo un piccolo rigo al di sotto del tasto per ottenere il gioco ci avvisa della presenza di acquisti in App

Per certi versi qualcuno sostiene che questo sia un metodo di accessibilità globale, tutti possono prendere parte ad un gioco senza alcuna barriera economica all’avvio.
Ma dalla mia esperienza di genitore e dai tanti confronti avuti nel corso della Maker Faire emerge sempre più spesso una richiesta precisa dei nostri ragazzi nella loro quotidianità digitale.

– Posso comprare uno skin per Fortnite? –
– Papà mi dai la carta di credito per comprare per accedere all’anteprima dell’aggiornamento del gioco? –

Davanti a tutte queste richieste noi genitori non riusciamo a capire cosa sta accadendo e come dei videogiochi gratis si possano trasformare in un vero salasso economico.

2. Il nuovo modello di business dei videogiochi

Spinte all'acquisto nei giochi gratuiti

Nel video su Fortnite ho analizzato alcuni degli elementi con i quali i programmatori hanno realizzato, in modo scientifico e a tavolino, l’incredibile successo planetario di questo gioco free to play in particolare per la fascia d’età tra gli 8 e 13.
Chiarisco sin da subito che a me i videogiochi piacciono e quando ho un po’ di tempo mi piace trascorrerlo giocando. Sono ad esempio un grande amante di Minecraft che utilizzo anche con fini educativi e di altri videogiochi con funzioni di puro intrattenimento.
Ma io sono un adulto ed è molto più difficile, per le meccaniche psicologiche che i videogiochi propongono oggi, riuscire a catturare il mio portafoglio oltre che la mia attenzione.

Il nuovo modello di business dei giochi online attuali propone l’idea di un giocatore come un cliente da spennare.

Fino a pochi anni fa i videogiochi avevano un elemento fisico (un cd), ad un prezzo preciso e ben definito.
La fase di acquisto/spesa si concludeva nel negozio: compravo il cd del gioco e per il resto del tempo ci giocavo e mi divertivo da solo in casa o al massimo gareggiando con un altro giocatore accanto a me con due controller.

Oggi l’acquisto di un videogioco, i cui prezzi si sono ridotti rispetto al passato, è solo l’inizio della mia esperienza d’acquisto.

Attraverso gli Store, i negozi virtuali  che sono costruiti all’interno dei giochi, posso infatti acquistare: espansioni, anteprime dei nuovi aggiornamenti, che si sono infatti sempre più frequenti e una quantità di oggetti virtuali spesso dal valore puramente estetico con microtransazioni di pochi euro.

Comprare un videogioco oggi è come aprire la porta di un negozio in cui potrò giocare ma sempre e contemporaneamente continuare ad acquistare.

La transizione dal gioco fisico, dal cd ai download da un Cloud da cui scarico i giochi ha dato avvio ad un sistema di acquisti in App in cui i giochi gratuiti sono solo un modo per catturare il giocatore e spingerlo a spendere.
In realtà queste microtransazioni di “micro” non hanno molto, visto che, nel 2018, secondo le statistiche Aesvi, associazione editori sviluppatori italiani, il mercato dei videogiochi ha generato solo in Italia un valore di 1 miliardo e 700 milioni di euro, di cui 1 miliardo e 331 milioni di euro nell’area software (fisico, digitale, app) con un incremento del 26% rispetto al 2017.

3. Acquisto in App: il ruolo delle microtransazioni

Le App sono nate dieci anni fa con il primo smartphone della Apple e il suo relativo store e ad oggi molte app sono assolutamente gratuite da acquistare.
Sappiamo che c’è un problema serio relativo all’uso dei nostri dati dato dal fatto che spesso la gratuità del gioco si basa, in realtà, sul valore dei nostri dati e delle nostre abitudini utilizzate per scopi commerciali.
La pubblicità è una delle fonti di guadagno per chi programma un’app ma nel caso dei giochi la soluzione più frequente è quella degli acquisti in App:

Microtransazioni economiche con le quali posso salire rapidamente di livello, incrementare la mia forza nel gioco, concludere un livello impossibile e molto altro.

Questo è anche il modello che utilizzano videogiochi gratis e famosi come Fortnite e Apex of Legend.

4. Modello freemium: l’obiettivo è spingere all’acquisto

Acquisti in App e giochi gratuiti

Il nuovo modello dei giochi free to play ma anche di molti videogiochi che prevedono un piccolo acquisto iniziale è costruito per spingere all’acquisto nei negozi virtuali.

Le compagnie che producono i videogiochi hanno negli ultimi anni provato a monetizzare ogni aspetto di un gioco: dal tempo di gioco alle continue proposte di anteprime sugli aggiornamenti del gioco.

È difficile resistere alle micro transazioni ed è importante che noi genitori comprendiamo e ammettiamo questa difficoltà.
Le dinamiche psicologiche per spingere all’acquisto si basano innanzitutto sulla chiave del tempo di gioco:

Il tempo del giocatore è una delle chiavi alla base di molte transazioni: non aspettare supera ora il livello! Acquista entro i prossimi cinque minuti per aumentare la forza del tuo personaggio!

Lo scambio moneta-tempo avviene spesso nei momenti clou del gioco quando ho appena perso una partita.

L’uso di specifiche monete del gioco, valute virtuali, è un altro strumento psicologico per annacquare nel giocatore l’idea di utilizzare del valore, in soldi reali, nell’acquisto che sta facendo con le valute virtuali del gioco.

Devo ammettere che spesso mi capita di appassionarmi anche momentaneamente ad un’app e di utilizzare in modo molto rapido tutto il credito virtuale che il gioco ti dà all’inizio per poter andare avanti nei livelli sino ad esaurirlo.
Subito dopo il gioco mi propone insistentemente ogni forma di acquisto in App ricordandomi che l’idea che si trattasse di un gioco free to play era solo un modo per poi ritrovarmi a dover abbandonare un gioco che mi stava piacendo.
Se capita a noi adulti perché non può capitare ai nostri ragazzi?

5. La ricerca Rip-off Games: cosa sono i cosiddetti “giochi fregatura”

Cosa dice la ricerca sui giochi free to play

Parent Zone è una realtà inglese che propone ricerche e approfondimenti per genitori, scuole e Enti pubblici.
Già da un paio d’anni ha concentrato le sue ricerche sul fenomeno dei giochi free to play, delle microtransazioni proposte dagli acquisti in App e sul rischio che bambini e ragazzi siano esposti a profonde e aggressive politiche commerciali senza un’adeguata consapevolezza.
Da pochi giorni Parent Zone ha pubblicato l’ultima ricerca dal titolo Rip-off Games, i giochi fregatura, intervistando 1000 bambini e ragazzi tra i 10 e i 16 anni di cui il 93% ha dichiarato di giocare su console, smartphone e tablet.

Il 73% degli intervistati si è mostrato consapevole che nei giochi gratuiti provano a farti spendere soldi ogni minuto mentre il 49% di loro ha dichiarato che se spendere è parte del gioco, se non si spende non si è del tutto soddisfatti.

6. Loot boxes (scatole a sorpresa): cosa sono

Le scatole sorpresa nei videogiochi gratis

Uno degli elementi più controversi dei nuovi giochi online è quello delle loot boxes, letteralmente scatole a sorpresa, che possono essere acquistate nei giochi per ottenere una ricompensa che può includere ogni tipo di oggetto virtuale legato al gioco (armi, potenziamenti, incantesimi) a seconda della sua tipologia.
Possono essere acquistate con la valuta virtuale del gioco o con soldi reali e spesso gli oggetti virtuali al loro interno hanno una funzione puramente estetica.
La forma di queste scatole varia a seconda del gioco: a volte sono mazzi di carte, altri vere e proprie scatole o forzieri ma in ogni caso il loro funzionamento non cambia.

All’inizio dell’acquisto il giocatore non sa cosa troverà all’interno della scatola in una dinamica in tutto simile alla lotteria

Il 63% dei giochi più venduti su Google Play contengono loot boxes e la gran parte di queste si propongono come un gioco free to play e i giocatori hanno speso circa 30 bilioni di dollari nel 2018 per acquistarle.
Da un paio d’anni in tutto il mondo ci si interroga sul fenomeno delle loot boxes data la loro frequenza nei nuovi giochi online e nelle app.
Diversi esperti osservano, infatti, che la dinamica innescata da queste scatole a sorpresa spinge il giocatore a spendere per ottenere ricompense non prevedibili e che possono utilizzare i dati di gioco per offrire piccoli rinforzi positivi e incentivare a comprare.
In questo caso parliamo di una dinamica che non è per nulla nuova nella nostra società ed è quella delle scommesse e della dipendenza dal gioco.

Ma chi oggi dà per certa una tra correlazione tra le loot boxes e la dipendenza da gioco d’azzardo non è realmente autorevole

Questo perché non è stata ancora effettivamente riconosciuto in termini specifici e scientifici questa correlazione.
Nel settembre 2018 quindici Paesi compresi gli U.S.A. hanno firmato una dichiarazione di intenti per occuparsi del tema tra “gambling e gaming” ovvero tra videogioco e scommesse.
Questo tema è dunque oggetto di studio ed è mia intenzione tenevi informati su quello che dovesse emergere rispetto a questa inquietante correlazione.

7. Il ruolo “sociale” delle skin nei videogiochi

Sono molte le ragioni per cui spendere nei giochi free to play, come stiamo osservando, e di certo uno dei più diffusi, rilanciato in particolare dal successo di Fortnite, è quello degli oggetti virtuali che hanno solo una funzione estetica come le skin.
La skin, in inglese pelle, non è altro che l’abito del personaggio del gioco; la ricerca di Parent Zone ha raccolto alcune voci molto chiare su questo tema:

Un bambino di 11 anni specifica che: Default (la condizione iniziale del proprio personaggio nel gioco come estetica) è diventato il nuovo insulto nella vita social e offline;

Un ragazzino di 12 anni gli fa eco sottolineando come: in Fortnite non è bello rimanere con la skin di default; tu non sei costretto a comprare ma se non lo fai tutti ti giudicheranno;

È importante sottolineare che la skin ha esclusivamente un valore estetico ma se ci pensiamo anche gli abiti, nella realtà, hanno spesso solo questo valore, quindi, forse, stiamo osservando un mutamento sociale che sposta nel digitale o meglio su figure digitali (gli avatar del proprio personaggio) ciò che già avviene nella realtà.

Ma, come dicevo, queste sono ipotesi di cose che stanno accadendo e che, in parte, possono rassicurarci come genitori: non per tutto quello che accade nel digitale abbiamo una risposta certa, l’importante è non smettere di informarsi.

8. Cosa puoi fare come genitore

Come abbiamo visto il mondo dei giochi free to play e dei videogiochi più di successo è fatto di tante sfaccettature ma ciononostante mi sento di dire innanzitutto una cosa.

I videogiochi non sono dannosi di per sé e, come tante altre cose, lo diventano se i nostri bambini e ragazzi vengono lasciati completamente soli a vivere tutte queste sollecitazioni: economiche, sociali e relazionali.

La prima cosa da comprendere è che il sistema Pegi che cataloga i giochi per età suggerendo a noi genitori quale è più adatto per nostro figlio attualmente non basta.
Quando decidiamo di acquistare un videogioco è importante approfondire le informazioni utilizzando alcuni portali come Mamamò, che suggerisce e recensisce app e videogiochi con attenzione o Common Sense Media che, seppur in inglese, resta ad oggi il portale informativo per genitori migliore nel web su videogiochi, app ma anche film.
Inoltre è importante che coltiviamo momenti di gioco insieme ai nostri figli e qualche idea l’ha trovate nell’infografica che ho dedicato a questo tema.
È infine essenziale che insieme ai nostri ragazzi osserviamo le dinamiche presenti nei videogiochi, come quelle che ho presentato in questo articolo, per discuterne insieme a partire dal valore degli acquisti assolutamente identici a quelli della vita reale e dal reale funzionamento del sistema.

La campagna Non perdere il Controller non si ferma qui. Se avete domande scrivetemi anche sulla pagina Facebook del blog.
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