Il nuovo regolamento euopeo sui dati personali è l’occasione per iniziare un viaggio alla scoperta del significato e del valore delle informazioni che forniamo nel mondo digitale per utilizzare i suoi serivzi. Come parlarne in famiglia? Come insegnare a proteggere i dati personali nel modo migliore ai nostri figli?

  • Idee
  • 25/05/2018
  • Daniele Catozzella

Viaggio nei dati personali: una premessa

Un viaggio a puntate per parlare di dati personali in famiglia

Iniziare un viaggio in famiglia sui dati personali perché?

Benvenuti a questo primo articolo che fa da premessa al Viaggio nei Dati, un’avventura a più puntate alla ricerca di chiarezza sul tema dei dati personali, della loro protezione e di strumenti pratici per parlarne in famiglia ai nostri figli.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di dati personali per due eventi di segno opposto: lo scandalo di Cambridge Analytica all’interno di Facebook e il nuovo regolamento europeo per la privacy che il 25 maggio diventa operativo in tutti gli stati compresa, ovviamente, l’Italia.

Il primo evento ha mostrato, per chi ancora non l’avesse chiaro, che i dati personali hanno un valore economico sono monete, sono il nuovo petrolio o il nuovo oro in sostanza sono l’unico motivo per il quale molti dei servizi che utilizziamo sono gratuiti; se volete saperne di più sulle modalità utilizzate non solo da Cambridge Analytica qui trovate una buona sintesi.

Il secondo evento, che può a tutti gli effetti definirsi storico, è il termine di un percorso di diversi anni all’interno dell’UE su come tutelare i dati personali di ogni cittadino e quali obblighi definire per i soggetti pubblici e privati che li raccolgono; il testo completo del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali lo trovate qui.

In entrambi questi eventi si rischia, a mio parere, di parlare di dati personali come di qualcosa che semplicemente ci viene trafugato o di informazioni personali che possono essere protette da qualcun altro.

Il tema centrale è il comportamento di noi utenti, la nostra consapevolezza delle informazioni personali e la nostra capacità di proteggere queste informazioni.

Perché il nuovo regolamento europeo possa realmente proteggere il cittadino da scandali come quello di Facebook, quel cittadino deve avere una cittadinanza digitale ovvero conoscere e riconoscere il proprio diritto alla privacy.

Per questo prima di iniziare un Viaggio nei Dati personali dedicato ai nostri figli per promuovere in loro una consapevolezza maggiore dei dati e degli strumenti di protezione della privacy penso sia opportuno che noi genitori ci facciamo qualche domanda.

Come gestiamo i nostri dati? O meglio ci preoccupiamo di gestirli?

Se non siamo convinti che la privacy sia un diritto e continuiamo a dire con leggerezza mah, non ho niente da nascondere, se poco ci importa di diventare target precisi della pubblicità e soprattutto se poco ci importa che gli algoritmi della rete disegnino i confini dei risultati delle nostre ricerche sulla base delle informazioni che hanno di noi, tanto vale non iniziare proprio a parlare di dati con i nostri figli.

Se invece siamo consapevoli delle nostre impronte digitali come quelle dei nostri figli e pensiamo che la loro libertà di ricerca, di informazione ma anche libertà dal marketing aggressivo che caratterizza i contenuti, sia un valore fondamentale, è tempo di rimboccarci le maniche!

E allora se siamo pronti a parlare di questi argomenti restate in contatto e non perdete le prossime puntate né l’ospite a sorpresa in arrivo sul blog.

Buon viaggio!

 

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.